Stop al femminicidio

Non vogliamo essere complici: basta con la violenza sulle donne

Gaetano Taverna 24/02/2021 0

Oltre al bollettino di guerra giornaliero sul Covid, dovrebbe essere pubblicato giornalmente un altro bollettino di guerra, più grave, più terribile, perché non dipendente dagli effetti di un virus, ma dalle azioni di uomini: i femminicidi e gli atti di violenza contro le donne.

Sul sito FemminicidioItalia.info è riportato il terribile elenco aggiornato dei femminicidi in Italia e quelli degli anni precedenti, ma gli atti di violenza sulle donne, quelle situazioni che spesso non vengono neanche denunciate, non credo che potremo conoscerne davvero l'entità.

C'è chi dice che sia un problema che deriva dall'educazione (famiglia di origine, scuola), dalla cultura (la cultura della violenza, del possesso, dell'uomo forte in contrapposizione alla donna debole), dalle tensioni sociali (isolamento, problemi di lavoro), e via dicendo. Forse è un po' tutto questo, ma non si può ridurre a una mera analisi socio-psicologica una situazione che è sempre più grave.

Io non sono nessuno, ma sono un uomo e come tale prendo posizione contro gli atti di violenza sulle donne. Di recente ho seguito in tv l'intervista di una scrittrice che denunciava il silenzio degli uomini. É vero, aveva ragione: finora le poche iniziative di sensibilizzazione sono sempre state avviate da donne, a volte anche le stesse che hanno subito degli atti di violenza.

Il silenzio degli uomini rischia di renderci complici e io non lo voglio essere, nè lo sarò mai!

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Gaetano Taverna 24/01/2021

La socialità ai tempi del Coronavirus
Il coronavirus non sta colpendo soltanto la nostra immunità fisiologica, ma soprattutto la nostra umanità. Il Covid-19 ci sta isolando, ci tiene lontani dagli affetti, dalle amicizie, da quello che ci ha sempre distinto come esseri viventi: la socialità. L’uomo è un’animale sociale, lo siamo sempre stati fin dall’inizio e senza l’altro, siamo nessuno. Abbiamo bisogno di percepire il contatto fisico dell’altro, abbiamo bisogno della sua mano, del suo respiro, dei suoi abbracci, del suo sguardo. Il problema è che il bastardo ha trovato terreno fertile nell’isolarci, perché di fatto prima del suo arrivo, vivevamo già isolati, se non del tutto, direi spesso e volentieri. Gli attuali strumenti tecnologici di comunicazione, telefono, chat, social, video, ecc., ci hanno sempre impedito quel contatto fisico di cui abbiamo bisogno come fosse del cibo. È accaduto che nel tempo ci siamo assuefatti a questa situazione e magari in maniera inconsapevole abbiamo ritenuto che possiamo fare a meno del contatto con l’altro. Però già dalla nascita, se non percepiamo il calore del contatto fisico, entriamo in crisi e a lungo andare qualcosa di strano accade in noi. Tuttavia, in questa fase di emergenza, i social ci permettono se non altro di rimanere in contatto, di parlare, di scambiare opinioni, anche di cazzeggiare, se volete, tutto affinché sia possibile mantenere quella socialità che il virus sta colpendo con ferocia. Contro il virus è necessario prendere delle precauzioni per evitare il contagio. Lo dicono gli esperti, lo dicono i governanti, lo dicono i media. Giustissimo, guai a non farlo. Ma evitiamo per favore di allontanarci, di isolarci. Proviamo a creare delle occasioni di umanità, di solidarietà, di aiuto sociale, gesti di gentilezza contro quella diffidenza che si sta diffondendo e che fa guardare l’altro con sospetto e spinge a rimanere distanti perché potrebbe essere un potenziale untore. Infine, avere un sentimento, pietà, affetto, tristezza, fate voi, verso chi è stato colpito dal virus e verso chi purtroppo non ce l’ha fatta. Pensate, rimanere isolati in una camera di ospedale, oppure in una RAS che accolgono persone anziane, con la paura di morire e senza poter avere un contatto, anche da lontano, con le persone (famiglia, amici, conoscenti). Oppure addirittura morire nella piena solitudine, senza la vicinanza degli affetti. Qui purtroppo il virus realizza il suo successo maggiore: far morire le persone nella solitudine più completa. Ecco perché dobbiamo recuperare, per quanto ci è possibile fare, quella socialità di cui mai come in questo momento sentiamo di averne bisogno. Forse passerà del tempo prima di poterci di nuovo abbracciare, forse non basterà il vaccino ad allontanare del tutto la diffidenza e la paura di incontrarsi, ma intanto, non isoliamoci del tutto. Gaetano Taverna
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Gaetano Taverna 06/02/2024

Tempo di Carnevale: Semel In Anno Licet Insanire
Goethe diceva che il Carnevale non era una festa che si offriva al popolo, ma che il popolo regalava a se stesso, dove il mondo si rovesciava, si beffeggiavano le autorità, il servo diventava padrone e il padrone servo. D'altronde è famosa la locuzione latina Semel in anno licet insanire, Una volta all'anno è lecito impazzire, una frase che ha contraddistinto il Carnevale in ogni epoca. Tempo fa, ho trovato in rete un interessante articolo di Marcello Ramognino - autore e regista scomparso nel 2022 - dove sono richiamate e descritte le origini del Carnevale e le sue tradizioni del passato. Di seguito condivido il link all'articolo di cui suggerisco la lettura. Carnevale, però, è anche rispetto della tradizione gastronomica, soprattutto quella dolciaria, in cui le protagoniste indiscusse sono le Frappe, o Chiacchiere e le Castagnole (in calce le ricette). ALLE ORIGINI DEL CARNEVALE: UNA STORIA TUTTA ROMANA cliccare qui o sull'immagine   RICETTA DELLE FRAPPE  FARINA 00 500 gr.  STRUTTO 80 gr.  UOVA n. 2  VERMUT BIANCO q.b.  ZUCCHERO 100 gr.  LIEVITO PER DOLCI 1 cucchiaino  ZUCCHERO A VELO q.b.  CANNELLA IN POLVERE q.b.  SALE FINO q.b.  OLIO PER FRIGGERE q.b. Sbattere le uova e versarle nella farina in una terrina. Aggiungere lo strutto, lo zucchero, un pizzico di sale, il lievito, la cannella in polvere e impastare con le mani aggiungendo poco per volta il vermut. Alla fine deve risultare un impasto consistente (aiutarsi con la farina per la consistenza). Infarinare la spianatoia e con il matterello preparare tante strisce di circa 10-15 cm non tanto sottili. Con la rotellina dentata, tagliare in maniera da formare tante strisce larghe 3-4 cm. Far scaldare abbondante olio in una padella e calarvi le strisce evitando che si ammassino. Le frappe tenderanno a galleggiare, rigirarle un paio di volte finché non risulteranno dorate. Asciugare sulla carta assorbente e spolverare con zucchero a velo.   RICETTA DELLE CASTAGNOLE  FARINA 00 500 gr.  STRUTTO 60 gr.  UOVA n. 3  MARASCHINO q.b.  ZUCCHERO 100 gr.  LIEVITO PER DOLCI 1 cucchiaino  LIMONE n. 1  ZUCCHERO A VELO q.b.  CANNELLA IN POLVERE q.b.  SALE FINO q.b.  OLIO PER FRIGGERE q.b. Sbattere le uova intere e aggiungere mescolando lo strutto, un pizzico di  sale, lo zucchero, la scorza grattugiata del limone, il lievito e il maraschino. Incorporarvi la farina mescolando energicamente finché il composto risulterà piuttosto compatto. Preparare le castagnole aiutandosi con le mani. Far scaldare abbondante olio in una padella e friggere finché le castagnole non diventeranno dorate. Deporle in un vassoio con della carta per far assorbire l'eccesso d'olio e spolverare con zucchero e cannella in polvere.
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Gaetano Taverna 19/12/2020

Il calore di un abbraccio
Paulo Coelho, nel suo libro Aleph, scrive: "quando abbracciamo qualcuno in modo sincero, guadagniamo un giorno di vita".Il Covid ci sta colpendo anche costringendoci a non avvicinarci, a non parlarci, a non abbracciarci.Tutto questo modo di relazionarci a distanza (contatti, riunioni, lezioni, esami, smart working), questo rimanere distanti salutandoci con un leggero movimento della testa, con il gomito, con i piedi, con i messaggi, ecc., sta pesando molto, almeno a me, e ci sta isolando.Nulla potrà mai sostituire il calore di un abbraccio, di una carezza, di un bacio, di una risata in compagnia, di un incontro.E tornando alla citazione di Coelho, la mancanza di abbracci non ci sta facendo guadagnare giorni di vita.
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