Il mio discorso di fine anno

Una mia riflessione sul 2023 con gli auspici per il 2024. Buon Anno !!

Questo è il mio discorso di fine anno 2023. Personaggi molto più autorevoli di me, ma anche meno autorevoli, si alternano per presentare le loro analisi, i loro bilanci, i loro commenti sul 2023 e gli auspici per il nuovo anno. Da parte mia, provo a offrire un mio contributo, giusto per condividere delle riflessioni con chi vorrà leggermi.

Ogni inizio anno siamo pregni di bellissimi auspici, di buone intenzioni, di speranze per un anno migliore, di incoraggiamenti a voltare pagina e a guardare con ottimismo la strada davanti a noi. Una predisposizione dell'animo che reputo normale, ma che rischia di essere fine a sé stessa perché spesso tante speranze rimangono disattese. Vuoi perché noi stessi per vari motivi non ci prodighiamo affinché si possano realizzare, vuoi perché gli imprevisti o le condizioni della vita di ciascuno non permettono di poter realizzare gli auspici desiderati.

Viviamo in tempi in cui tutto si svolge con una velocità che non ci permette di ragionare, di fermarci e di capire cosa sta accadendo. Una velocità che ci distrae e allontana le nostre buone intenzioni, i nostri auspici, perché presi dall'ansia del momento, dalla frenesia di soddisfare i bisogni immediati evitando di guardare avanti. Probabilmente è anche una forma di autodifesa, considerando quanto accade attorno a noi, sia nella sfera personale, sia in quella pubblica, fino ad arrivare a quanto accade nel mondo.

Le guerre, la violenza nel suo insieme - con i femminicidi e le violenze alle donne al primo posto - gli incidenti e le vittime sul lavoro, le vittime sulle strade, gli episodi di bullismo e di criminalità minorile, i licenziamenti, la tensione sociale e politica, i disastri ambientali, la corruzione, riempiono ogni giorno le cronache dei quotidiani e delle televisioni e spesso, almeno in me, provocano una certa nausea che a volte porta a isolarmi, evitando di leggere o ascoltare le notizie di quanto accade nel mondo.

Per quanti sforzi faccia, però, non riesco a rimanere indifferente rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina e in Medio Oriente. In particolare, credo che la guerra scoppiata in Israele e Palestina sta diventando (se non lo è già da tempo), l'emblema di un mondo dove l'odio e il pregiudizio hanno raggiunto un apice pericoloso per l'intera umanità.

Ma cosa possiamo fare noi comuni mortali? Noi che crediamo nella forza della pace, noi che ci opponiamo contro ogni forma di aggressione, noi che rifiutiamo la violenza in ogni sua manifestazione, come possiamo fermare le guerre e le violenze in generale? Certo, possiamo pregare, scendere in piazza, essere obiettori di coscienza, dichiarare apertamente il nostro rifiuto e il nostro pacifismo, ricordarsi delle scelte dei nostri politici quando andiamo a votare. Tutte cose belle. Ma alla fin fine che peso avranno? Magari serviranno solo per farci sentire con la coscienza a posto, anche se i problemi rimarranno tali.

Sul piano personale, il 2023 è stato il mio primo anno fuori dal mondo del lavoro, in quanto pensionato. Una scelta che ho preso liberamente l'anno prima quando ho deciso che dopo 43 anni fosse giunto il momento di lasciare il lavoro e dedicarmi a tempo pieno alla mia famiglia e ai miei interessi. Una scelta che mi ha permesso di recuperare il tempo per me stesso, di rallentare i ritmi della mia vita evitando di essere investito dalla velocità e dalla frenesia del momento.

Una scelta che mi ha permesso anche di dedicarmi a tempo pieno alla scrittura creativa, scrivendo un nuovo romanzo e riprendendo i romanzi ancora inediti. Uno di questi vedrà la luce nella prossima primavera: si tratta del terzo episodio della serie Una spia tra i fornelli, i cui protagonisti principali sono i personaggi ricorrenti a cui sono molto affezionato (cliccare qui per un approfondimento).

Il romanzo sarà la mia quarta pubblicazione. Ma non mi fermerò qui: altre pubblicazioni mi attendono a seguire.

Auspici per il 2024? Che dire, se solo si riuscisse a trovare delle soluzioni pacifiche per le guerre in corso, che fermerebbero le stragi di civili in atto, allora sarebbe già un bel passo avanti verso la pace. Se solo si riuscisse a dare più valore all'incontro con l'altro (persona di altro sesso, di altra tendenza, di altro pensiero, di altra razza, di altra religione, di altra estrazione sociale), superando pregiudizi e discriminazioni, allora sarebbe già un bel gesto di umanità. Se solo si riuscisse a rispettare maggiormente l'ambiente come si rispetta la propria casa, allora sarebbe già un bel gesto di civiltà.

Bellissimi auspici, ma sarà dura.

Per chiudere questa personale riflessione di fine anno, vorrei riportare una bellissima citazione sulla speranza che ritengo molto attuale. L'autore è Václav Havel (1936 – 2011), scrittore, drammaturgo e politico ceco, 

«O abbiamo la speranza in noi, o non l'abbiamo; è una dimensione dell'anima, e non dipende da una particolare osservazione del mondo o da una stima della situazione. La speranza non è una predizione, ma un orientamento dello spirito e del cuore; trascende il mondo che viene immediatamente sperimentato, ed è ancorata da qualche parte al di là dei suoi orizzonti.»

Affettuosi e Gustosi auguri a tutti !!

Gaetano Taverna

 

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