La mia nuova condizione di disabile
Gli imprevisti sono la tassa che la vita ci fa pagare per non annoiarci.
Da tempo mi sono convinto che gli imprevisti sono la tassa che la vita ci fa pagare per non annoiarci. Non posso attribuirmi la paternità di questa frase, che probabilmente avrò letto o sentito da qualche parte, ma posso dichiarare con certezza che ha trovato conferma negli esiti nefasti di un intervento chirurgico a cui mi sono dovuto sottoporre a fine settembre.
Mi sto riferendo a un intervento di impianto di una protesi completa dell’anca sinistra, una procedura chirurgica ormai molto diffusa e consolidata nella chirurgia ortopedica moderna. La mia condizione precedente era piuttosto problematica, tanto da costringermi a camminare con l’ausilio delle stampelle, avvertendo sempre molto dolore. La necessità dell’intervento è stata poi confermata dalle radiografie e dalla visita specialistica dall’ortopedico. A quel punto, mi sono convinto a sottopormi all'operazione, fiducioso di poter tornare a camminare senza difficoltà.
E invece, ecco l’imprevisto che non mi farà annoiare per chissà quanto tempo. Al risveglio dall’anestesia, mi sono accorto che la gamba sinistra aveva dei notevoli problemi di movimento e di sensibilità. In soldoni, durante l’intervento sono stati lesionati diversi nervi, ma soprattutto il nervo femorale, e di conseguenza mi sono ritrovato con la paralisi del quadricipite della coscia sinistra. Il nervo femorale, infatti, innerva principalmente il muscolo quadricipite femorale, essenziale per estendere il ginocchio e per la flessione dell'anca. Questo può causare difficoltà a camminare, salire le scale, alzarsi da una sedia e una sensazione di instabilità del ginocchio (il ginocchio potrebbe "cedere"). Nel mio caso, più che di difficoltà, si può parlare di un assoluto impedimento al movimento autonomo, gestibile solo con l'uso di ausili specifici come deambulatore, tutore, stampelle, e, ovviamente, tramite l'utilizzo di una sedia a rotelle.
Una lesione che diversi medici mi hanno assicurato essere recuperabile grazie a terapie farmacologiche e fisioterapiche. La questione cruciale, su cui nessuno però ha saputo darmi certezze, riguarda il tempo necessario e il grado finale di recupero. Sul tempo, c’è chi dice che ci vorranno almeno sei mesi, se non addirittura almeno un anno. Sul grado di recupero, potrebbero incidere diverse variabili, come la mia età, la mia condizione fisica, il tipo e la frequenza della fisioterapia, e chissà quante altre cose a me ancora sconosciute.
Questa è la cronaca di ciò che è successo e delle conseguenze che ne sono derivate, sconvolgendo in un attimo la mia vita e anche quella dei miei familiari.
Ormai da qualche settimana ho accettato la condizione in cui mi ritrovo, grazie anche alla riabilitazione che, pur non ottenendo risultati sui nervi e sui muscoli compromessi, mi ha permesso comunque di potermi muovere con maggiore sicurezza, sempre però utilizzando gli ausili di cui sopra.
Un'accettazione che non significa rassegnazione, perché non potrò mai essere rassegnato a vivere in una condizione determinata da altri. Una situazione che mi impedirà per chissà quanto tempo di poter usare la moto, camminare, passeggiare con il cane, andare in montagna o al mare, viaggiare. Insomma, di vivere in maniera dinamica come ho sempre fatto.
Tuttavia, questa condizione di invalidità che sto vivendo mi permette di vivere sulla mia pelle quanto i disabili vivono da sempre, con le difficoltà a spostarsi, a superare le barriere architettoniche, ad accedere ai servizi e, in definitiva, a godere di una piena autonomia quotidiana. Io sono solo all’inizio, ma mi sto preparando anche psicologicamente a dover gestire questa mia nuova condizione per un periodo che non sarà breve.
Cosa mi aspetta nel futuro non lo so, nell’immediato so solo che avrò sempre delle difficoltà.
Tuttavia, grazie alla famiglia, agli amici, alla mia tenacia, riuscirò se non altro a gestire la mia disabilità, e a sperare di poter tornare se non completamente, almeno in parte a riprendere le mie abitudini di prima e a svolgere le mie attività precedenti senza le limitazioni avvilenti che ho al momento.
Fiducioso del futuro? In parte. Al momento sono piuttosto diffidente, ma probabilmente si tratta di una forma di autodifesa per evitare illusioni che potrebbero essere controproducenti. Ma ne riparleremo.
Gaetano Taverna