Tra Israele e Palestina, io scelgo la Pace

Una riflessione personale sul conflitto perenne tra Israele e Palestina, alla luce di quanto sta accadendo in questi giorni.
La scritta riportata sull'immagine è la traduzione in arabo e in ebraico della parola Pace.

L'ennesima guerra, l'ennesimo antagonismo, le ennesime stragi di civili. Il Medio Oriente è la polveriera che tutti temono, anzi, che da sempre tutto temono, ma che nessuno ha mai davvero operato per trovare una soluzione stabile. E per nessuno intendo non solo i grandi della Terra (USA, Russia, Cina, Europa), ma soprattutto i governi locali, israeliani e palestinesi. Il dubbio che alla fine conviene a tutti loro mantenere vivo l'antagonismo nell'area, è legittimo e tale da trasformare il dubbio in una realtà fin troppo evidente.

Un antagonismo che si allarga fino a noi coinvolgendo inesorabilmente chi, per un motivo o per un altro, si sveglia improvvisamente pro Israele o pro Palestina, in base alle mode del momento o in base a principi che apparirebbero anche giusti, per certi versi, ma che servono soltanto ad allontanare le prospettive di pace (semmai ce ne fossero...).

Da sempre l'antagonismo è parte integrante della vita dell'uomo. Bianco-Nero. Bene-Male. Uomo-Donna. Giorno-Notte. Esiste anche un simbolo, lo Yin e lo Yang ( ☯ ) che nel Taoismo identifica questo dualismo che si riflette anche in ogni aspetto della natura. Questo concetto però parte dal presupposto che, nella contrapposizione, i due opposti si completino diventando inscindibili uno dall’altro. Troppo bello per essere vero: la realtà purtroppo ci dice tutt'altro!

San Giovanni Paolo II diceva che "Come al tempo delle lance e delle spade, così anche oggi, nell'era dei missili, a uccidere, prima delle armi, è il cuore dell'uomo." Ed è proprio il cuore dell'uomo il peggiore strumento che abbiamo per uccidere, per eliminare, per sopraffare, per dominare, per mantenere l'antagonismo.

Nel bellissimo film di Roberto Benigni del 2005, La tigre e la neve, Jean Reno, che interpreta la parte di un poeta iracheno, in un dialogo con Benigni, che interpreta un poeta e docente di letteratura italiana, dice: "Lo sai perché si fanno le guerre? Perché il mondo è cominciato senza l'uomo e senza l'uomo finirà." Una prospettiva tragica, che per quanti sforzi possiamo fare, non è così irreale.

Gino Strada, uomo che da sempre si è contraddistinto per il suo essere libero da ogni antagonismo, nel suo libro Buskashì, Viaggio dentro la guerra, dice: "Sono anni che vedo atrocità e carneficine compiute da vari signori della guerra, chi si diceva di "destra" e chi di "sinistra", e non ci ho mai trovato grandi differenze. Ho visto, ovunque, la stessa schifezza, il macello di esseri umani. Ho visto la brutalità e la violenza, il godimento nell'uccidere un nemico indifeso."

In tempi non sospetti, durante il lockdown per il Covid-19, scrissi un romanzo, ancora inedito, contestualizzato nel conflitto tra Israele e Palestina. Un romanzo che, per quanto sta accadendo ora, non ho alcuna intenzione di farlo pubblicare per evitare un opportunismo che non mi si addice.
Nel romanzo, descrivo metaforicamente il conflitto tra Israele e Palestina nella rappresentazione di due piante intrecciate l’una all’altra in una stretta inquietante. Il vaso che le accoglie infatti è troppo limitato impedendo così uno sviluppo naturale e armonico e costringendo le piante a intrecciarsi con il rischio di soffocarsi per farsi spazio.
Per contro, in un altro vaso, descrivo le stesse piante che sono state piantate una accanto all’altra, ma che sono state curate lasciando anche uno spazio sufficiente per farle crescere rigogliose. Il risultato è che non si sono intrecciate permettendo anche di far sbocciare dei fiori.

Sto parlando di un'opera di fantasia, lo so fin troppo bene, ma è davvero impossibile sperare che l'arma peggiore che ha l'uomo, il suo cuore, si possa trasformare invece in un'arma di Pace?

Finché manterremo vivo l'antagonismo, non potremo parlare di Pace. Finché sosterremo una parte rispetto all'altra, non potremo parlare di Pace.

Il conflitto tra Israele e Palestina sarà anche troppo complesso, ma finché lo vedremo così, non sarà possibile parlare di Pace.

Io non sono nessuno, non sono un esperto di politica internazionale, sono soltanto un uomo che vuole rimanere libero da ogni condizionamento. Ecco perché tra Israele e Palestina, io scelgo e sceglierò sempre la Pace.

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