Il mio discorso di fine anno
Una mia riflessione sul 2025 con gli auspici per il 2026. Buon Anno !!
Come ogni anno, eccomi con il mio discorso di fine anno. Personaggi molto più autorevoli di me, ma anche meno autorevoli, si alternano per presentare le loro analisi, i loro bilanci, i loro commenti sul 2025 e gli auspici per il nuovo anno. Da parte mia, provo, nel mio piccolo, a offrire un mio contributo, giusto per condividere delle riflessioni con chi vorrà leggermi.
Il 2025...
Non sono un esperto di fenomeni sociali, di politica, interna o estera, tanto meno di economia: sono solo un osservatore attento che si sforza di non farsi condizionare dalla massa di input, notizie, interpretazioni e speculazioni che ci bombardano senza soluzione di continuità. D’altronde, siamo già fin troppo circondati da sedicenti esperti che appaiono improvvisamente sui media e sui social e dei quali, per quanto mi riguarda, potremmo fare tranquillamente a meno.
Esperti che spesso vestono anche i panni di governanti o di politici e che, a loro dire, hanno dalla loro parte la verità assoluta, nascondendo o omettendo una realtà che poi si rivela ben diversa dalle loro interpretazioni. Per loro, però, l'importante è comunque lanciare proclami e riempire i telegiornali o le colonne dei giornali. Poco importa se poi quanto dicono viene, poco dopo, contraddetto dalla realtà dei fatti.
Gaza e Ucraina: si è parlato, e si parla continuamente, di pace. A mio avviso sono solo parole, proclami che servono unicamente a illudere chi subisce le violenze dei guerrafondai. Governanti che inneggiano alla pace, ma che amano avere sempre il dito sul grilletto. Personaggi inquietanti e poco trasparenti che speculano e giocano sul destino — e sulla pelle — di milioni di persone con una superficialità disarmante. E il bello (per non dire il brutto) è che diversi politici nostrani si mettono in fila per seguire questo trend di falsa diplomazia, dove la parola pace viene svuotata di ogni significato e usata solo come un paravento per giustificare, ad esempio, l’aumento di spese militari. D’altronde stiamo vivendo l’epopea del trumpismo e purtroppo siamo solo all’inizio.
Tutto questo, aggiunto alle cronache quotidiane che raccontano femminicidi, omicidi, incidenti sul lavoro, violenze di qualsiasi natura, mi porta sempre più spesso a evitare di seguire i telegiornali, limitandomi alla lettura di qualche articolo online. Non è superficialità, direi che è una forma di autodifesa, per evitare di rimanere coinvolto emotivamente dai bombardamenti mediatici che spesso vanno oltre la semplice cronaca. Sicuramente sbaglierò, ma credo che preservare la propria serenità mentale sia il primo passo per poter guardare il mondo con lucidità, senza farsi sopraffare da un senso di impotenza che non aiuta nessuno. Per non parlare della sovraesposizione del dolore che rischia di trasformare le tragedie in spettacolo: sottrarsi a questo meccanismo mi sembra l'unico modo per restituire dignità alle vittime e rispetto a me stesso.
Sarò forse un ingenuo, un sognatore, ma sarebbe bello se venisse dato più spazio ai gesti di bontà, di altruismo, di solidarietà. Purtroppo, come sappiamo, tali gesti non godono della stessa risonanza riservata al clamore degli eventi negativi o violenti. D’altronde... "fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce" (cit.).
Non possiamo dimenticare la scomparsa di Papa Francesco, avvenuta il 21 aprile: una scomparsa che ha lasciato il segno in tante persone, non solo cattoliche. Jorge Mario Bergoglio ha vissuto e presentato il suo ministero con un segno di rottura rispetto al passato: una veste meno formale, più umana e autentica, che ha richiamato lo stile umile del grande Santo di cui porta il nome. Per questo, mi sento onorato di averlo potuto incontrare dieci anni fa: un ricordo prezioso che custodirò per sempre.
Riguardo l’elezione di Papa Leone XIV dell'8 maggio: non credo sia giusto pretendere che il nuovo pontefice possa mantenere lo stesso stile, lo stesso tratto distintivo di Papa Francesco. È stato subito evidente come Robert Francis Prevost abbia un carisma diverso, migliore o peggiore non sarò io a dirlo. Personalmente sono certo che anche lui lascerà un segno importante nel corso del suo pontificato.
Vorrei fare un breve cenno sull’intelligenza artificiale che ritengo stia prendendo sempre più piede in molteplici situazioni. Da vecchio tecnico informatico, non posso non essere interessato ad approfondire il suo utilizzo e le sue potenzialità. Tuttavia, come tanti, rimango perplesso per come a volte stia sostituendo la capacità e la creatività umana. Addirittura, qualche tempo fa, in un mio esperimento, ho chiesto all’IA, tramite un’app, di creare la trama di un giallo dove un’opera lirica famosa faceva da sfondo a una serie di crimini. Quello che l’IA ha generato è stata una trama completa, con tanto di personaggi e indicazioni di località, che l’ha resa molto avvincente e reale. Come scrittore trovo tutto ciò piuttosto inquietante. C’è da aggiungere, però, che non è chiaro come si potrà risolvere un problema evidente relativo al copyright e alla proprietà intellettuale delle opere su cui, in questo caso, l’IA è stata addestrata, studiando migliaia di fonti così da poter generare il risultato che ho descritto.
A livello personale, non posso non segnalare la collaborazione con Radio Serena, dove, nella rubrica Il Retrocucina di Carla Latini, insieme alle amiche Carla Latini e Anna Maria Pellegrino, approfondiamo periodicamente tematiche legate alla cultura e al cibo. Un percorso molto interessante (e gustoso...) che continuerà anche nel nuovo anno.
Il 2026...
Sono diversi gli auspici per il nuovo anno.
Mi piacerebbe poter sperare che si realizzi concretamente la pace, ma non ci credo più di tanto, proprio per quanto ho espresso in precedenza.
Mi piacerebbe ricevere un riscontro positivo per i romanzi che ho scritto da tempo e che sono in valutazione per una pubblicazione, ma al solito, le attese seguono tempi geologici.
Mi piacerebbe iniziare un nuovo progetto letterario ma, pur avendo già qualche traccia (non suggerita dall’IA...), non ho molta voglia di mettermi a scrivere, almeno finché la mia condizione fisica non migliorerà.
Mi piacerebbe riprendere a suonare la chitarra, ma anche in questo caso mi manca lo spirito per farlo.
Soprattutto, mi piacerebbe che mio figlio trovasse un lavoro stabile e continuativo, evitando quelle lunghe pause che non fanno bene al suo umore.
Per chiudere questa personale riflessione di fine anno, oltre a ringraziare chi avrà avuto voglia e tempo di leggermi, vorrei anche quest’anno riportare due citazioni diverse tra loro, ma allo stesso tempo complementari.
«Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo. In questo mondo di vincitori volgari e disonesti, di prevaricatori falsi e opportunisti, della gente che conta, che occupa il potere, che scippa il presente, figuriamoci il futuro, a tutti i nevrotici del successo, dell’apparire, del diventare. A questa antropologia del vincente preferisco di gran lunga chi perde.» Pier Paolo Pasolini
«Che fine ha fatto la semplicità? Sembriamo tutti messi su un palcoscenico, e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.» Charles Bukowski
Affettuosi e Gustosi auguri a tutti !!
Gaetano Taverna