Il magnate americano

Un racconto inedito con i protagonisti della serie di romanzi "Una spia tra i fornelli".

Il Ministro della Cultura è nervoso. Di solito si sente a suo agio nei salotti culturali, o negli eventi di gala, ma quando si tratta di apparire davanti ai giornalisti scatta in lui una rigidità nelle espressioni che non riesce a nascondere.
Non era convinto di dover presenziare la conferenza stampa, mettendoci la faccia, ma il Capo del Governo non ha voluto sentire ragioni. Una forzatura che il Ministro non ha ancora digerito.
Lo consola la presenza del magnate americano, Tony Brooks. Se non altro perché la sua figura avrebbe rubato la scena, catturando l’attenzione del folto numero di giornalisti, cineoperatori e fotografi presenti.
D’altronde, non potrebbe essere diversamente. Il progetto di riqualificazione di importanti luoghi di interesse artistico nazionale, tra cui gli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano, il Foro Romano, Castel Sant’Angelo, la Basilica di San Marco a Venezia, il Duomo di Milano, finanziato quasi interamente dal ricco magnate, ha catturato l’attenzione dell’opinione pubblica e di conseguenza di tutti i media. Le critiche feroci, piovute a cascata da ogni direzione, non hanno fatto altro che alimentare l’attesa febbrile di conoscere finalmente Brooks nella sua prima uscita ufficiale.
Malgrado la corporatura robusta, l’americano non dimostra i suoi sessantatré anni. Ha un’altezza media e un viso liscio dalla carnagione olivastra. I capelli ricci e neri, uniti agli occhi scuri, completano il quadro di un uomo che emana una vitalità quasi elettrica avvolto da un’aura di sicurezza tale da mettere in ombra chiunque gli sia vicino.
«Come sapete» dice il Ministro dopo le presentazioni di rito muovendo nervosamente la penna che tiene in mano, «Mr. Brooks è un uomo che si è fatto valere nel panorama finanziario internazionale, dando prova di un intuito fuori dal comune per i grandi affari. In modo sempre trasparente, ha saputo investire con successo nel settore petrolifero, nei network televisivi, nelle catene alberghiere di lusso e nelle compagnie aeree più prestigiose.
«Oggi, però, Tony — che tra l’altro parla un discreto italiano — si presenta a noi soprattutto come un sincero estimatore del Bel Paese. Un fascino, il nostro, che lo ha spinto a investire capitali ingenti, non solo nell’acquisizione di grandi alberghi e ristoranti storici, ma anche nella riqualificazione dei nostri siti più preziosi. È un impegno che nasce da una passione autentica per l'arte, la stessa che lo vede protagonista di simili progetti in Francia, Spagna e Grecia.»
Il Ministro fa una breve pausa, stringendo la penna con più forza.
«È bene precisare che, una volta ultimati i restauri, Mr. Brooks parteciperà con una quota maggioritaria alla gestione dei monumenti interessati. Una sinergia tra pubblico e privato che garantirà a questi luoghi il futuro che meritano.»
Uno strano silenzio cala nella sala, ma dura solo il tempo necessario a metabolizzare le parole del Ministro. Poi, come un’onda improvvisa, esplodono i boati di protesta, ritmati dal crepitio degli otturatori e dai lampi dei flash.
È quello che si aspettava. L’idea di uno Stato che si riduce al ruolo di custode, consegnando la gestione dei suoi tesori più iconici a un privato, non può non essere percepita come un’umiliazione nazionale. Aveva messo in guardia anche il Capo del Governo, ma era stato inutile. La carenza di fondi pubblici e l’urgenza di restauri vitali imponevano di trovare subito una soluzione. E Tony Brooks aveva preso la palla al balzo.

L’ESO — l’European Security Office, il servizio di intelligence europeo — aveva ricevuto l’incarico dalle autorità di indagare sul magnate americano, visto che di lui si conosceva poco o nulla. Gli stessi servizi americani non avevano informazioni tali da gettare ombra sulle reali intenzioni di Brooks. L’uomo era sempre uscito pulito da ogni indagine: un ricco imprenditore che aveva fatto fortuna con il petrolio e con investimenti azzeccati.
E in effetti, nelle settimane successive alla conferenza stampa, grazie anche al lavoro martellante dei suoi network, Brooks non ha dovuto attendere molto prima di iniziare a raccogliere consensi. Le diffidenze iniziali dell’opinione pubblica e dei mass media si sono trasformate in poco tempo in apprezzamenti, addirittura raccogliendo sostegni convinti alle sue iniziative. E quando diversi media lo hanno indicato come il Mecenate del Secolo, per la sua capacità di finanziare attività artistiche attraverso progetti originali, nessuno si è meravigliato.
Tuttavia, un anziano politico tedesco, Presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, non crede alla buona fede dell’americano. L'uomo insiste nell’aprire un’indagine approfondita. Per lui, in gioco non c'è solo la salvaguardia del patrimonio artistico dell’Unione, ma la credibilità stessa dei paesi membri, sempre più sedotti dai capitali provenienti da giganti come Stati Uniti, Russia, Cina e dai mercati emergenti di India e Brasile.
L’ESO, proprio come accaduto in precedenza ad altri servizi di intelligence, non riesce però a raccogliere informazioni che non siano già di dominio pubblico. Nonostante i mezzi a disposizione, la protezione che circonda la privacy di Brooks resta impenetrabile, rendendo impossibile individuare sbavature nella sua storia personale.
Il servizio europeo decide quindi di cambiare strategia e convoca Davide Sali, uno chef che collabora regolarmente come agente esterno. Davide riceve la chiamata e intuisce immediatamente la natura dell'incarico. Dopotutto, quando la tecnologia e i database falliscono, l'unica via che rimane è l'osservazione diretta da una posizione privilegiata. Una cosa che Sali sa fare bene. Eppure, stavolta prevede già che non si sentirà a suo agio.
Qualche giorno prima, infatti, Brooks ha annunciato che un suo network televisivo organizzerà un evento di portata internazionale i cui introiti, frutto delle sponsorizzazioni, contribuiranno a finanziare il restauro di alcuni siti artistici. Si tratta di un talent show in cui chef professionisti provenienti da tutta Europa mettono alla prova la propria creatività per vincere il premio finale: la gestione di un prestigioso ristorante romano di proprietà dello stesso Brooks. L’annuncio del concorso ha riscosso subito un grande risalto, raccogliendo adesioni oltre le aspettative.

«Guarda bene quest’uomo, Davide. Sembra un alieno, o un mago. Ogni cosa che tocca si trasforma in ricchezza. Ogni parola che dice è oro colato per tutti. È perfetto, troppo perfetto!» esclama Jago Rojas, direttore dell’ESO.
«Che le devo dire… beato lui!» risponde Sali. «Da quello che vedo, sta facendo tanto. Certo, non lo fa per carità cristiana, su questo siamo d’accordo. Ma anche se saltasse fuori qualcosa di poco chiaro, con tutto il consenso che sta ottenendo dubito che sminuirebbe la sua immagine.»
«Ascoltami Davide. Capisco le tue perplessità, ma l’ESO sta ricevendo dai grandi capi delle forti pressioni per continuare a indagare su Brooks. Non tutti i governanti sono rimasti abbagliati dall’americano. Anche se la cosa non ti piace, dovrai fare uno sforzo e partecipare al concorso. È necessario che ti avvicini a lui attirando la sua attenzione.»
Davide scuote la testa sospirando.
«Capisco le tue perplessità, Davide, magari non servirà a nulla, o magari servirà per dimostrare, senza alcun dubbio, la buona fede dell’americano. Si tratta comunque di un’opportunità, e l’ESO non vuole farsela scappare.»
«Fatemi capire: credete davvero che riuscirò a emergere e magari a vincere? Perché è proprio quello che volete!» ribatte Sali con una smorfia.
«Questo sarà compito tuo. Sei tu lo chef!» conclude Rojas con un mezzo sorriso.
Davide esce dall’ufficio del direttore sbuffando. Non ha mai sopportato le sfide professionali, soprattutto quelle mediatiche. Per lui la cucina è un atto sacro che non può essere ridotto a una gara di muscoli o di ego. È sempre stato convinto che l’arte culinaria non possa essere presentata come una competizione. È quel senso di condivisione che rende la cucina uno dei momenti di socialità più autentici, un rito collettivo in cui il cibo non è solo nutrimento, ma soprattutto dialogo e incontro.

Il concorso prevede delle selezioni preliminari per individuare i dieci migliori concorrenti che accederanno alla fase successiva. Da lì, verranno scelti i tre finalisti che si sfideranno per tre giorni davanti a un pubblico formato dallo star system dello spettacolo, del cinema e dello sport, oltre ai soliti opinionisti e politici sempre ansiosi di apparire. A decretare il vincitore sarà una giuria composta da chef internazionali e severi critici gastronomici.
Ogni partecipante avrà la possibilità di portare con sé un proprio assistente. Davide, senza esitare, si rivolge al suo fidato amico e aiuto chef, il tuareg Jamal Hawad.
«Da solo non potrò mai farcela a superare le selezioni. Dobbiamo assolutamente arrivare alla fase finale. Solo così potremo avvicinarci a Tony Brooks. Insieme io e te facciamo cose grandi, lo sai.»
Jamal non gli risponde subito. Si è sempre fidato del suo amico italiano, anche quando lo ha trascinato in situazioni complicate, se non addirittura pericolose. Gli deve molto e nel suo silenzio c'è tutta la riconoscenza di chi non ha bisogno di dare conferme.
«Che dirti, potremmo anche vincere, no?» dice infine Jamal dopo diversi secondi.
«Probabilmente sì, ma io non ci tengo ad avere il ristorante di Brooks. Se lo vorrai tu, faremo di tutto per vincere e così avrai un bel ristorante tutto tuo» ribatte Davide.
«No, grazie. Ho altri progetti, lo sai.» risponde secco Jamal.
«Ok, ok, ne riparleremo. Ora pensiamo a cosa preparare.»
Davide e Jamal superano agevolmente le prime selezioni. Durante questa fase hanno finalmente modo di vedere Tony Brooks dal vivo. Sali nota che l’americano è costantemente circondato da un fitto gruppo di collaboratori e guardie del corpo che filtrano ogni contatto. Fino a quel momento lo aveva osservato solo attraverso lo schermo della televisione, ma ora, a pochi metri di distanza, la sensazione rimane sempre quella di un uomo che non ha nulla da nascondere.
«C’è da dire che anche da vicino non riesco a scorgere nemmeno un’ombra nel suo modo di fare» sussurra Davide, osservando il mecenate che sorride ad alcuni fotografi.
Di diverso avviso è Jamal. Il suo sesto senso, affinato in anni di esperienze difficili, gli fa percepire qualcosa di ambiguo, un dettaglio stonato che però non riesce ancora a definire con chiarezza.
Le selezioni proseguono senza sosta. Le prove diventano ogni giorno più difficili e le valutazioni dei critici sempre più rigorose, quasi spietate. Davide e Jamal, non senza fatica e puntando tutto sulla loro lunga esperienza e intesa, riescono a farsi strada tra i concorrenti.
«Ce l'abbiamo fatta, amico mio. Siamo tra le dieci coppie che si giocheranno la finale» annuncia Davide, asciugandosi la fronte dopo l'ultimo verdetto della giuria.
Jamal annuisce, ma senza entusiasmo.
Brooks invita tutti gli chef finalisti a un ricevimento nel giardino della sua prestigiosa villa all’Aventino. L’atmosfera è carica di entusiasmo e aspettative. Se per i concorrenti è l'inizio di un sogno, per Davide Sali è solo l'inizio di una rischiosa operazione.
Ha con sé diverse microspie che, insieme a Jamal, dovrà nascondere in varie zone della villa. Inoltre, indossa un paio di occhiali speciali che gli permettono di trasmettere alla centrale operativa video e audio in tempo reale.
Gli chef concorrenti si trattengono tra loro con apparente cordialità. Davide prova a familiarizzare, cercando di mimetizzarsi nel gruppo, ma nota subito che gli altri gli riservano una freddezza carica di diffidenza.
«Sembra che io non sia l'invitato più popolare della serata» mormora Davide, sfiorando appena la montatura degli occhiali per inquadrare meglio il gruppo dei colleghi e parlare così con la centrale operativa dell’ESO.
«Tranquillo, Sali. Ignora il comitato d'accoglienza. Concentrati sull'obiettivo, la conversazione con gli altri non è un’opzione» gli risponde la voce metallica dell'agente di supporto.
«Che simpatici che siete!» commenta con ironia Davide.
Poco dopo, una delle concorrenti si stacca dal gruppo e punta dritta verso di lui. È Selena Modica, una chef siciliana piuttosto attraente. Gli porge un bicchiere di champagne con un cenno di sorriso.
«Un po' di bollicine per sciogliere il ghiaccio? Mi sembra che ne abbia bisogno, chef Sali» dice Selena, fissandolo con occhi vivaci.
«Allora non siete tutti così diffidenti» dice Sali sorridendo. «E comunque diamoci del tu, siamo colleghi, giusto?»
Selena annuisce arrossendo.
«Ci devi perdonare» risponde la donna, abbassando lo sguardo sul calice. «Non so come dirtelo... Vedi, ti abbiamo visto all'opera e, sinceramente, temiamo che per noi non ci sarà partita.»
«Dai, non esagerare. Siete stati tutti bravissimi. E se siamo arrivati fin qui, è perché ognuno di noi ha le carte in regola per farcela.»
La donna annuisce. A Davide piace Selena, si sente attratto da lei e per un istante dimentica lo scopo della sua presenza in quella villa.
Con un rapido gesto spegne l’audio degli occhiali. Non gli va che la centrale ascolti quello che ha intenzione di dire alla donna.
«Selena, ascoltami bene, e quello che ti dirò ti prego di non accennarlo agli altri, perché qualcuno ne potrebbe approfittare. A me del premio non importa nulla. Non sono qui per vincere, ma solo per mettermi alla prova» le confida con tono basso.
La donna lo osserva curiosa.
«Selena, alle prossime prove dai il massimo e non pensare a me. Ho visto come cucini e sono certo che avrai delle ottime chance per farcela. Non preoccuparti di me, ok?»
Selena rimane perplessa.
«Scusami, ma mi conosci appena.»
Davide sorride.
«Diciamo che mi fido del mio istinto. Tu metticela tutta e non preoccuparti degli altri, intesi?»
La donna resta un attimo confusa, visibilmente spiazzata da quelle parole. Ha lo sguardo fisso su Davide, come a cercarvi un secondo fine. Poi, con un cenno silenzioso di ringraziamento, si allontana per tornare a mimetizzarsi tra gli altri chef.
Jamal si avvicina a Davide. Con voce bassa gli fa notare la presenza di diversi camerieri che hanno ben poco del personale di sala. Parlano tra di loro in spagnolo e sorvegliano l’esterno e l’interno della villa con uno sguardo vigile e teso.
Sali, però, sta pensando ad altro. Deve piazzare le cimici, ma la sorveglianza è asfissiante e gli unici ambienti accessibili sono le toilette poste poco oltre l’entrata, all’interno della villa.
Entrando nell’antibagno, lo sguardo di Davide corre subito al soffitto, dove nota la presenza dei rilevatori di fumo. Ha un’idea.
Si accerta che nessuno lo abbia seguito e che i bagni siano deserti. Poi, con un gesto rapido, estrae un accendino da una tasca e appicca il fuoco al cestino per la carta, colmo di salviette asciugamani. Poi esce senza voltarsi, chiude la porta con cura e raggiunge Jamal nel giardino, facendogli un cenno d'intesa.
Un paio di minuti dopo scatta l’allarme antincendio.
Subito gli uomini di Brooks si attivano per capire l’origine dell’allarme. Il magnate stesso invita gli ospiti a non preoccuparsi visto che si trovano all’esterno della villa.
I due chef approfittano dell’agitazione e riescono a entrare nella villa senza essere visti. Jamal si dirige al piano terra, mentre Davide si sposta verso quello superiore. Entrambi riescono a piazzare velocemente diverse cimici, nascondendole dietro i quadri, all’interno di lampade, sotto i divani e i letti.
Poco dopo, il piccolo focolaio nella toilette viene domato senza difficoltà e l’allarme cessa di suonare. Brooks, con la consueta e impeccabile gentilezza, riprende a intrattenere gli ospiti come se nulla fosse accaduto, mentre i suoi uomini tornano ai loro posti, assumendo di nuovo quell'atteggiamento vigile che aveva notato Jamal.
Tuttavia, quindici minuti dopo, scatta di nuovo l’allarme antincendio e gli uomini di Brooks partono di nuovo alla ricerca del nuovo focolaio. Questa volta lo individuano all’interno di una stanza di servizio adiacente la cucina. L’agitazione per il nuovo allarme, permette ai due chef di uscire indisturbati dalla villa.
«Perché ci hai messo tanto a far scattare l’allarme?» chiede Sali al suo amico, una volta al sicuro lontano da sguardi indiscreti.
«Perché, di solito, non vado in giro come te con accendini o fiammiferi. Ti ricordo che io non fumo» risponde Jamal con tono calmo.
«Da una prima occhiata, la casa mi sembra pulita» commenta Davide analizzando mentalmente le stanze dove ha piazzato le cimici.
«Così pare» risponde Jamal. «Comunque, se ti può interessare, di fianco alla cucina c’è una scala che porta al piano seminterrato. Sono sceso e ho trovato una porta chiusa. Una porta blindata in acciaio.»
«Forse un caveau dove Brooks conserva i suoi valori» ipotizza Davide.
«Probabile.»
Dopo il secondo allarme antincendio, Brooks si scusa per l’inconveniente e comunica che, suo malgrado, è costretto a interrompere il ricevimento, invitando gli ospiti a congedarsi. L’uomo appare teso. La sicurezza lo ha informato, infatti, che dubitano della casualità dei due incendi.

Il giorno dopo, lo chef viene convocato dall’ESO. È lo stesso direttore, Jago Rojas, a parlargli. Vista la delicatezza della situazione, ha deciso di seguire di persona le indagini sul magnate americano.
«Allora, avete già scoperto qualcosa?» chiede Davide.
«Dalle intercettazioni non stiamo ottenendo alcun risultato. I segnali che riceviamo sono deboli e disturbati. Probabilmente dopo gli incendi che avete appiccato, la sicurezza di Brooks ha attivato la schermatura della villa» risponde Rojas.
«Ah, fantastico. Quindi il casino di ieri sera non è servito a nulla!» sbotta Davide, ripensando al rischio corso durante il ricevimento.
«Non proprio, Davide. Abbiamo un’immagine interessante ripresa dai tuoi occhiali quando sei salito al piano superiore della villa.»
«E cioè?» chiede lo chef, incuriosito.
«Guarda tu stesso.»
Sali si avvicina alla scrivania di Rojas. L’immagine sullo schermo del computer è stata ripresa in una delle stanze da letto della villa, ma a un primo sguardo Davide non nota nulla di insolito.
«Direttore, cosa dovrei osservare?» chiede, socchiudendo gli occhi per studiare i dettagli dell'arredamento.
Rojas non risponde a parole. Seleziona con il mouse un quadrante dell’immagine e lo ingrandisce con un clic rapido. Il dettaglio si focalizza sul comodino posto di fianco al letto matrimoniale. Lo chef nota una cornice d'argento che racchiude la foto di una bambina dal sorriso timido.
Sali resta perplesso.
«Sarà la figlia, una nipote, una parente» dice, scrollando le spalle. «Cosa c'è di così interessante in questa immagine?»
«Abbiamo identificato la bambina. Si chiama, anzi, si chiamava Marisol Serrano.»
«E come mai siete riusciti a identificarla così in fretta?»
«Era la figlia di Felipe Serrano, uno dei boss più spietati della droga colombiana.»
Davide rimane perplesso.
«E che ci azzecca un uomo come Brooks con Serrano?»
«Qui sta il punto, caro Davide.»
Lo chef chiede maggiori dettagli su Serrano e sulla figlia. Rojas gli spiega che, dieci anni prima, il colombiano era uno dei più potenti trafficanti di droga del cartello colombiano. Poi la sua unica figlia, Marisol, una bambina di appena dieci anni, morì per una grave malattia. Da quel momento Serrano non si riprese più. Pochi mesi dopo, morì in un incidente di auto. All’epoca si disse che si buttò con l’auto da un dirupo. E infatti, l’auto e il suo corpo furono trovati carbonizzati.
«Interessante» dice lo chef. «Quindi Brooks potrebbe essere un parente stretto di questo Serrano.
«Diciamo che almeno abbiamo qualcosa da cui partire. Davide, ora occorre che tu faccia un’altra cosa per noi.»
«E cioè?» chiede Sali non senza preoccupazione.
«Ci occorre di conoscere il suo DNA. Ci serve però un campione biologico attendibile. Prendi questo anello e indossalo. Quando gli stringerai la mano, lui sentirà solo un piccolo graffio. Poi ti allontani subito, infila l’anello in questa bustina sterile che eviterà contaminazioni e ci avvisi. Verrà qualcuno a ritirare l’anello. Tutto chiaro?»
Sali è curioso di sapere qualcosa di più del colombiano Felipe Serrano. Chiede e ottiene dall’ESO le informazioni in possesso della Drug Enforcement Administration (DEA) l'agenzia federale antidroga statunitense. Così conosce i particolari della vita e della carriera criminale di un uomo che non aveva scrupoli a eliminare chiunque intralciasse i suoi affari. Un uomo violento e brutale anche con le donne, che si vantava di poter soggiogare e seviziare a proprio piacimento. Era stato anche oggetto di indagini della polizia colombiana per la sparizione di decine di ragazze che lavoravano per lui, e di cui si erano perse completamente le tracce.

Le eliminatorie sono molto dure. La gara degli chef è trasmessa in diretta e ottiene un’audience rilevante anche per la presenza di ospiti famosi. Davide capisce che il network televisivo punta molto sulla spettacolarità e con Jamal decide di preparare dei piatti che colpiscono molto nella creatività e nell’originalità. Il suo obiettivo, come quello degli altri, è passare la fase finale e riuscire a essere uno dei tre chef che si contenderanno la finalissima.
Più il concorso entra nel vivo, più Davide si sente attratto da Selena. Ne è rimasto profondamente colpito e, al termine di ogni puntata, i due trascorrono le serate a confidarsi, parlando di cucina e delle loro vite. Tra loro nasce un legame intenso, eppure entrambi scelgono di non varcare il limite. Selena è prossima alle nozze e Davide non vuole tradire il sentimento e la fiducia che lo legano a Nadira, la sua amante araba di Riyadh.
Pur non volendo, Sali si appassiona alla gara. Una sensazione strana per lui, da sempre poco propenso alla competizione professionale. Di certo non ha intenzione di vincere l’ambito premio, come del resto lo stesso Jamal, pur prestigioso che sia. Tuttavia, non può permettersi un’eliminazione che macchierebbe la sua immagine, ferendo il suo orgoglio. Deve trovare a tutti i costi un modo dignitoso di uscire di scena, a vantaggio, se possibile, della bella Selena.
Le eliminatorie, infine, definiscono i tre finalisti: Davide, Selena e un giovane e borioso chef francese, Henri Morel.
Brooks fa i complimenti ai tre chef in diretta televisiva. Mentre stringe la mano di Sali, avverte un leggero graffio sul palmo, ma non batte ciglio e continua a sorridere.
A fine trasmissione, l’americano parla con Selena per diverso tempo. La donna è imbarazzata anche perché sente su di sé gli occhi dei presenti, soprattutto dello chef francese Morel, invidioso dell’attenzione che il magnate le sta riservando.
Il giorno dopo arriva il momento tanto atteso, la finalissima. In quest’ultima fase, gli chef dovranno esibirsi da soli, senza aiuti. Lo studio televisivo è gremito di personalità illustri.
Sali è il più tranquillo, anche perché ha deciso come e quando avrebbe dato forfait. Selena Modica e Henri Morel non riescono invece a nascondere la tensione.
Dopo il primo giorno Sali è, come previsto, in testa alla classifica, seguito da Selena e infine da Henri. Anche al termine della seconda giornata Davide mantiene il primato, mentre la piazza d'onore viene conquistata dal francese a discapito di una nervosa Selena, che scivola in terza posizione per una manciata di punti.
Il terzo giorno arriva la sorpresa che gela la produzione e gli spettatori. Davanti alle telecamere accese, Sali comunica la decisione di ritirarsi, rimanendo vago sulle motivazioni. Dichiara solo che mettersi alla prova è stata la sua unica spinta e che non nutre alcuna ambizione di vittoria. Poi, con un gesto lento, depone il grembiule sul bancone e si avvia verso l'uscita in un silenzio irreale. Solo allora esplode lo scroscio di applausi, il segno che, anche senza vincere, ha conquistato la platea.
È sera. Sali torna a casa e si rilassa a modo suo, il solito mezzo sigaro toscano e un generoso bicchiere di whisky scozzese doppio malto. È stanco, non gli va di cenare né di seguire la gara in TV. Si augura solo che Selena possa vincere. Silenzia il telefono, accende lo stereo e, sulle note di un brano di musica classica, si addormenta sul divano.
Dopo qualche ora viene svegliato dal ronzio del suo telefono. È il direttore Rojas infuriato per la scelta di uscire di scena proprio durante la finalissima. Gli dice che aveva provato più volte a chiamarlo, ma invano.
Davide non risponde. Chiude la comunicazione perché tanto sarebbe inutile ribattere. Vede che oltre alle diverse chiamate del direttore, ci sono un paio di chiamate di Selena. C’è anche un suo messaggio che lo avvisa che alla gara è arrivata seconda. Si dice avvilita per la mancata vittoria, ma aggiunge di aver ammirato molto la sua decisione di ritirarsi. Nello stesso messaggio, gli dice anche che Brooks l’ha invitata a casa sua per farle una proposta di lavoro. Infine gli chiede di raggiungerla perché non se la sente di andarci da sola.
Davide guarda l’ora. L’una e quarantacinque. Il messaggio è stato inviato un’ora prima. Prova a chiamare la donna, ma il numero risulta irraggiungibile. Improvvisamente, il torpore del sonno svanisce, lasciando spazio a un senso di allarme che gli accelera i battiti. Senza perdere altro tempo, richiama Rojas e subito dopo telefona a Jamal.
Sali corre con la moto per le strade deserte di Roma. Arriva trafelato davanti alla villa di Brooks. Jamal è già lì. La villa è immersa nel buio. Senza curarsi dell'ora tarda, preme il pulsante del citofono. Si accende un faro che li illumina dall’alto. I due chef si mettono di fronte alla telecamera così da farsi riconoscere. Il cancello si apre e i due uomini entrano percorrendo a passo svelto il viottolo che porta all’entrata della villa.
Ad aspettarli trovano lo stesso Brooks. È in maniche di camicia e ha i capelli arruffati. Sembra diverso, più disordinato.
«Davide Sali e il suo aiuto chef, che sorpresa! Non vi stavo certo aspettando» dice l’americano con un mezzo sorriso.
«Mi scuso, Mr. Brooks, capisco che è tardi, ma...»
«Non scusatevi, entrate pure che vi offro un drink.»
Davide e Jamal entrano nella villa, gli interni sono scarsamente illuminati. La villa appare deserta. Brooks fa strada. Seguendo l’americano, lo chef percepisce, con il suo olfatto ipersensibile, uno strano odore dolciastro nell’aria. Capisce che è la scia di Brooks, come se i vestiti che l’americano sta indossando fossero impregnati di questa essenza singolare. Un’esalazione che gli ricorda qualcosa, ma in quel momento non riesce a identificarla. Sente, però, che una parte del suo cervello si è già messa in moto e non gli darà pace finché non saprà di quale odore si tratti.
Brooks invita i due chef ad accomodarsi sulle poltrone e prepara da bere dall’angolo bar dello studio. Jamal declina con un cenno, ringraziando.
«Sono certo che apprezzerà questo rum, Mr. Sali. È stato invecchiato vent’anni in botti di rovere.»
«Davvero ottimo» risponde lo chef dopo aver sorseggiato il rum, «un sapore eccezionale. Complimenti.»
«No, i complimenti li faccio io a lei. Anche se non ho gradito il suo ritiro durante la finalissima, debbo riconoscere che la sua cucina e la sua creatività mi hanno davvero stupito. Peccato, il ristorante poteva essere suo. Allora, a cosa devo l’onore della vostra visita a quest’ora?»
Lo chef beve tutto di un fiato il bicchiere di rum. È la carica che gli occorre per andare dritto al punto.
«Mr. Brooks, mi scuso di nuovo per l’orario, ma avevo un appuntamento con Selena Modica, la chef siciliana che ha partecipato alla gara. Mi ha inviato un messaggio avvisandomi che dopo la trasmissione sarebbe venuta qui da lei.»
«Sì, certo, la signora in effetti è stata qui, ma solo il tempo per un drink e per consegnarle un piccolo dono di riconoscenza. Poi è dovuta andare via perché mi ha detto che doveva incontrarsi con qualcuno. E immagino che questo qualcuno sia lei, Mr. Sali.»
Sali annuisce. Si guarda attorno, indeciso sul da farsi. Poi, quasi senza rendersene conto, si alza dalla poltrona, seguito a ruota da Jamal che gli lancia un’occhiata interrogativa.
Anche Brooks si alza e fa strada ai due chef fino all’uscita. Seguendo la scia dell’americano, Davide percepisce di nuovo quell’odore. Improvvisamente, il suo cervello trova la risposta che cercava. E il cuore gli comincia a battere velocemente. Cloroformio!
Davide e Jamal si avviano verso l’uscita. Brooks li attende sulla porta di ingresso già aperta.
«Bene, Mr. Sali, se non c’è altro io me ne andrei a letto.»
«Mr. Brooks, mi scuso se insisto. È proprio sicuro che Selena sia andata via da questa villa?»
«Che vuole dire, non capisco» gli risponde l’americano con una smorfia sul viso.
Lo chef non vuole rassegnarsi. Ha il cuore a mille.
«Voglio dire che Selena è qui e lei la sta tenendo nascosta da qualche parte!» dice Davide con voce alterata.
Brooks sembra stupito dalla risposta diretta dello chef. Lancia uno sguardo a entrambi i suoi interlocutori. Poi ridacchia richiudendo la porta di ingresso. Sali sente un rumore alle sue spalle. Si volta di scatto e si trova davanti la canna di un fucile a pompa. A impugnarlo è un uomo scuro di carnagione, al suo fianco c’è un altro uomo, armato con una grossa pistola a tamburo. Jamal vorrebbe reagire, ma Davide gli fa un cenno di diniego con la testa.
«Mr. Sali, è davvero imbarazzante per me, ma credo che la sua insistenza le costerà cara. Se adesso non vi dispiace, dovete seguire i miei uomini.»
«Immagino che ci porterete nel seminterrato della villa, oltre la porta blindata, giusto Mr. Brooks?»
L’americano sembra stupito.
«E magari troveremo anche Selena, non è vero?»
I due uomini spingono con le armi Davide e Jamal.
«Aspettate, tanto non c’è fretta» dice Sali con un’espressione tesa. «Vede, Mr. Brooks, lei ha fatto un errore. Lei forse non sa che il cloroformio è una sostanza che lascia un odore caratteristico. I suoi vestiti ne sono pregni. E lei ha avuto la sfortuna di incontrare me e il mio naso ipersensibile. Io mi auguro per lei che non abbia fatto del male a Selena, Mr. Brooks, o forse è meglio che la chiami, Señor Serrano?»
Lo stupore sul viso di Brooks dura pochi attimi. Un improvviso boato fa scaraventare tutti a terra. Il fumo invade subito l’interno e la squadra speciale dell’ESO immobilizza Serrano e i suoi uomini.
Davide e Jamal, ripresisi dal momentaneo disorientamento, corrono verso il seminterrato. Tre uomini delle squadre di assalto li seguono. La porta blindata è chiusa. I tre militari la fanno saltare con dell’esplosivo. Poi entrano all’interno con le armi spianate. Trovano Selena svestita sdraiata su di un letto. È ancora viva, ma è semicosciente. Anche su di lei è forte l’odore del cloroformio. Vicino al letto, trovano degli strumenti sadomaso.

«Ottimo lavoro, Davide!» dice il direttore Rojas. È mattina e si trovano nel suo ufficio.
«Meno male che hai avuto l’accortezza di indossare la microspia che ti avevamo dato in dotazione. Allora, il campione biologico che sei riuscito a prelevare con l’anello, ha dimostrato che il DNA di Brooks è esattamente uguale a quello di Serrano. Troppo simile per essere un parente: Brooks e Serrano sono la stessa persona! Abbiamo fatto bingo!»
«E adesso, che fine farà il colombiano?» domanda lo chef.
«Serrano e i suoi uomini ora sono sotto la nostra custodia» risponde Rojas. «Nei prossimi giorni saranno prelevati dagli uomini della DEA. e trasferiti negli Stati Uniti. A Serrano lo aspetta il carcere a vita.»
«Sinceramente, rimango stupito. Brooks è stato come una meteora, è apparso dal nulla. Immagino che la sua intenzione, fin dall'inizio, fosse quella di presentarsi come un ricco magnate solo per riciclare il denaro sporco dei suoi traffici.»
«Esattamente. Vedi, uno degli obiettivi dei potenti trafficanti di droga è riuscire a riciclare il denaro sporco dei loro traffici in investimenti e attività legali.
«Sì, ma Serrano l’avrebbe potuto fare ugualmente rimanendo nell’ombra.»
Rojas sorride.
«Mio caro, la vanità dell'uomo è il peccato che si nasconde meglio, perché si può mimetizzare dietro le buone azioni.»
«Beh, comunque ci vuole anche una buona dose di astuzia. Bisogna riconoscerglielo.»
«Vero. Serrano infatti ha sempre avuto un ruolo di prim’ordine tra i suoi compari trafficanti, distinguendosi per una capacità e un’intelligenza negli affari fuori dal comune. Evidentemente, dopo la morte della figlia, qualcosa lo ha spinto a cambiare vita, ma anche connotati, identità, nazionalità. E allo stesso tempo, ha trovato un modo proficuo per investire i suoi miliardi sporchi. E così è nato Tony Brooks.»
«Avrà cambiato vita, ma non ha cambiato i vizi. Quelli ti restano incollati addosso più della pelle. E quello di seviziare le donne gli è stato fatale. E ora, che fine faranno tutti i finanziamenti che aveva avviato o promesso? E il suo patrimonio?»
Rojas sorride.
«Non conosci i politici europei. Probabilmente, riusciranno ad avere una fetta sostanziosa del patrimonio dell’ex Mr. Brooks. E se li conosco bene, non si acconteranno delle briciole.»
Davide rimane a riflettere in silenzio per qualche secondo.
«Direttore, ho una richiesta da farvi. Vedetela come una sorta di compenso per la missione appena conclusa.»

Sali esce di casa e, grazie alla moto, impiega poco a raggiungere l’ospedale. Entra nella stanza con un mazzo di fiori profumati. Selena è sola e appare vigile. Malgrado il miglioramento delle condizioni fisiche, però, ha un’espressione spenta. Alza lo sguardo, incrocia gli occhi dello chef e subito si commuove.
«Davide, che bello vederti!» esclama Selena con un leggero sorriso.
«Sì, anch’io sono felice di vederti, soprattutto perché ti trovo bene.»
«Non so davvero come ringraziarti per avermi salvata. È stato terribile. Avevo perso ogni speranza.»
«Non mi devi ringraziare. Ho fatto quello che era necessario fare.»
«Ti sarò riconoscente a vita.»
Sali sorride. Sente che la donna è attratta da lui. Anche lui ne è attratto, ma il suo cuore è già di un’altra donna. Lascia i fiori su di un tavolo. Poi si avvicina a Selena e le lascia una busta tra le mani.
«Qui c’è un impegno formale delle autorità a concederti la gestione di uno dei ristoranti confiscati a Tony Brooks. Te lo meriti. Fatti valere Selena!» dice lo chef baciandola delicatamente sulle labbra.
Davide non attende di vedere la sua reazione. Si gira ed esce dalla stanza. Non vuole fermarsi un minuto di più. Sente un’amarezza improvvisa salirgli in gola. Ha solo voglia di allontanarsi da Selena e tornare a casa il prima possibile, chiudere la porta alle spalle e lasciare che il whisky spenga l’eco dei pensieri e dei ricordi. Ma sa già che non sarà così.

Gaetano Taverna

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